La partita razzista – Roberto Brambilla per Esperanto

 

Quattro ottobre 1975, Windhoek, Africa del Sud Ovest, attualmente Namibia. Al Suidweis Stadion è in programma un’amichevole. Per vederla sono arrivate circa seimila spettatori. Sono entrate da ingressi separati e sono seduti in parti opposte delle gradinate. Nella curva est stanno i neri, nella tribuna centrale i bianchi. La divisione per quelle persone è anche la realtà di tutti i giorni. In quel luogo infatti vige l’apartheid, la stessa del vicino Sudafrica, il Paese che amministra la Namibia. Scuole divise, bagni pubblici diversi, ma anche competizioni sportive differenti, tanto che nel calcio se ne disputano tre, per bianchi, per neri e per coloured, persone con discendenza mista. Chi vince il campionato degli “whites” partecipa alla massima serie sudafricana. Non quel giorno però. Sul campo ci sono di fronte, per la prima volta nella Storia di quella parte di mondo, una squadra di bianchi e una di neri. I primi sono soprattutto di origine tedesca o anglosassone, sono capitanati da Hasso Ahrens e hanno in porta Peter Radecke, che giocherà pure in Germania e sarà allenato da Bernd Brehme, il papà di Andy, i secondi hanno in Albert Tjihero il loro fuoriclasse, numero 5 sulle spalle come il suo idolo Franz Beckenbauer. Sarà una partita combattuta, ma non cattiva, che per la cronaca finirà 3-3, con un rigore sbagliato dai “neri” nel finale. Un risultato che accontenta tutti e che apre una strada. Due anni dopo, il 10 febbraio 1977, un giovane allenatore e professore tedesco Dieter Widmann ci riproverà organizzando un’amichevole tra le due squadre che allenava: le “African Stars” e la formazione della scuola dove insegnava. Nello stesso anno viene organizzato il primo campionato unico, senza distinzioni basate sul colore della pelle. Nel 1989 nell’esordio ufficiale della neonata nazionale del Paese bianchi e neri giocano fianco a fianco. E nel 2015, 40 anni dopo, i protagonisti dello storico match si sono ritrovati. A riunirli il magnate Manfred Goldbeck, che nel ’75 era uno di quei 6mila che guardavano cambiare il mondo attraverso una sfera di cuoio.

Autore: Roberto Brambilla