5 libri da leggere per scoprire Puskas e la Grande Ungheria

Oggi Ferenc Puskas avrebbe compiuto 92 anni. Per spiegare che tipo di giocatore è stato basterebbe la frase di Federico Buffa: “il suo sinistro riposa in una locanda a metà della strada che porta da Rivelino a Diego Armando Maradona”.

L’Ungheria di cui è stato simbolo ha rivoluzionato il gioco. Se ancora non conoscete la storia del Colonnello e dell’Aranycsapat o semplicemente volete saperne di più, non perdetevi questi 5 libri.

La squadra spezzata. Luigi Bolognini. 66thand2nd
Era il 2007 quando Luigi Bolognini diede alla luce questo piccolo successo letterario, divenuto una rarità dopo il fallimento di Limina e prima che 66th2nd lo ristampasse. Un romanzo in cui la storia di Puskas e dei suoi compagni dell’Aranycsapat si intrecciano con quella del piccolo Gàbor, che a nove anni insieme al padre aveva costruito il Népstadion e che nutriva una fede incrollabile in quell’Ungheria che sapeva solo vincere e quindi indirettamente nel regime. Il miracolo di Berna cambia però la sua visione, minandone le certezze fino a portarlo sulle barricate nell’ottobre del 1956 per la Rivoluzione ungherese repressa nel sangue. Un racconto struggente che usa la finzione per raccontare una grande epopea calcistica senza lieto fine.

 

Tiki-Taka Budapest. Diego Mariottini. Bradipolibri
Il libro di Mariottini è l’ideale completamento di “La squadra spezzata”, il punto di partenza e l’ideale filo conduttore per tratteggiare l’Ungheria di Sebes dalla nascita fino al tramonto. “Tiki-Taka Budapest” racconta cosa è stata davvero l’Aranycsapat, approfondendone la straordinaria visionarietà dal punto di vista tattico e il ruolo politico che aveva per il regime. Una squadra da sogno e creata per alimentare i sogni di un popolo oppresso e che si risveglia nel modo più violento possibile. Tutto il libro ruota intorno a una data, il 4 luglio 1954: il giorno in cui Puskas e compagni dovevano assurgere all’Olimpo e sono invece stati respinti dal destino, facendo precipitare nel limbo un intero movimento calcistico che da allora è ancora alla ricerca di sé stesso.

 

Colonnello Ferenc. Luigi Panella. Ultra
Se volete invece scoprire tutti i segreti del leader di quell’Ungheria, optate per “Colonnello Ferenc”, la biografia di Puskas scritta da Luigi Panella. È un documentatissimo ritratto del più forte giocatore ungherese di sempre, un viaggio che spiega come Ocsi (il ragazzino) è diventato Canoncito Pum a Madrid e Boss ad Atene. Una vita che prosaicamente si può definire da romanzo: le partite per strada con Kubala e Bozsik, l’esordio a sedici anni, la vittoria dell’oro a Helsinki e lo storico successo di Wembley, il Mondiale svizzero, la fuga in Italia, la rinascita in Spagna e l’avventura alla guida del Panathinaikos. Non manca davvero nulla in questo libro che si legge con la stessa facilità con cui si beve un bicchiere d’acqua.

Più che un calciatore. Lorenzo De Alexandris. Ultra
L’alter-ego di Puskas non può che essere Laslzo Kubala, amico fraterno di Ferenc eppure assente nell’Aranycsapat a causa della fuga a Bratislava e la scelta di rappresentare la sua nuova patria, la Cecoslovacchia. Eppure le due storie restano costantemente legate a doppio filo, fino a quando i due talenti magiari si affronteranno con divise opposte nel Clasico spagnolo, Real Madrid – Barcellona. Le vicende di Kubala non sono certo meno rocambolesche di quelle di Puskas e meritano di essere approfondite in “Più che un calciatore”, bel libro di Lorenzo De Alexandris .

Non solo Puskas. Lorenzo Longhi e Roberto Brambilla. Urbone Publishing
Il calcio magiaro non si limita al Colonnello e alla Aranycsapat. Come possono insegnare Roberto Brambilla e Lorenzo Longhi c’è anche un prima e un dopo, dai pionieri della scuola danubiana fino a Lajos Detari e oltre. Perché non si può capire Puskas fino in fondo se non si conosce chi l’ha preceduto. Lo sanno bene i due autori che colmano una atavica lacuna togliendo la polvere da figure fondamentali come Jimmy Hogan, Bela Guttman, Alfred Schafer, Gyorgy Sarosi e Florian Albert. Perché la passione per il calcio degli ungheresi non nasce e termina con Ferenc Puskas.

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