di Jean-Michel Larqué, Alain Gadoffre e Philippe Couvercelle

A cura di Gianfilippo Riontino

Traduzione di Alessandro Bai

Autore di un assist a San Siro, marcatore al Velodrôme, Waddle è magico. Di volta in volta attaccante, centrocampista o difensore, l’inglese ha predicato e razzolato bene. L’Olympique Marsiglia ha trovato una nuova guida per compiere l’impresa.

Berlusconi non era allo stadio Velodrôme di Marsiglia. In assenza del suo presidente, il Milan ha perso la testa? L’uscita prematura dal campo marsigliese è senza dubbio l’ultima pugnalata assestata a una grande squadra in declino. Un vero colpo di grazia.

“Sua Emittenza” non è riuscito quindi a vedere questa fuga irresponsabile. Difficilmente l’avrebbe approvata e gli autori della ritirata dovranno presentare una serie impressionante di argomentazioni per convincere il presidente. Primo personaggio incriminato: il capitano Franco Baresi, milanista leggendario dato che ha trascorso l’intera carriera nel club rossonero. Così brillante durante tutto l’incontro, il libero dell’AC Milan si è lanciato in maniera meschina sul primo incidente che potesse provocare una contestazione. Il responsabile tecnico Paolo Taveggia è stato il primo dirigente, vestito con un doppiopetto blu, a entrare sul terreno di gioco per incitare i giocatori a guadagnare la via degli spogliatoi. Infine, il trittico è stato completato da Adriano Galliani, braccio destro di Berlusconi, che ha avallato la scelta di abbandonare il terreno di gioco. In seguito a questa decisione  presa a caldo, senza pensare alle conseguenze, l’UEFA ha pronunciato un verdetto conforme alla gravità dell’accaduto, riferendosi a testi rigorosi e a una scala di sanzioni minuziosamente definite.

Durante lo svolgimento di un incontro, il regolamento precisa che solo l’arbitro, che per l’occasione era lo svedese Bo Karlsson, è autorizzato a sospendere momentaneamente o definitivamente la partita. Il direttore di gara ha preso tutte le precauzioni del caso per fare pervenire la sua decisione. Soprattutto, ha informato il delegato UEFA, il turco Serres Erzik, di essere deciso a far proseguire il match fino alla fine. Se il colloquio tra i due ha tardato a materializzarsi, è perché, scioccamente, il signor Erzik, che seguiva la gara dalla tribuna, è rimasto bloccato all’interno dell’ascensore che gli avrebbe permesso di raggiungere il campo. Dopo aver vinto tutto per oltre 2 anni, il Milan ha dimostrato di non saper perdere.

L’Olympique Marsiglia, i suoi giocatori e il suo pubblico non meritavano questa fine deludente, perché l’OM ha semplicemente meritato la qualificazione. Un pass ottenuto sui punti forti dei due volte campioni d’Europa e intercontinentali.

A San Siro, Raymond Goethals ha vinto la battaglia tattica. Lo stregone belga, nella totale discrezione, ha iniziato i difensori marsigliesi alla pratica del fuorigioco. Dopo averne fatto il suo pane quotidiano da allenatore dell’Anderlecht e con la nazionale dei Diavoli Rossi, “Raimu-la-scienza” conosce questo espediente da cima a fondo e ne ha svelato i segreti ai suoi giocatori, facendo di Carlos Mozer il direttore delle operazioni. Sul campo di Milano, di fuorigioco in fuorigioco, il Marsiglia ha spezzato lo slancio degli avversari. I rossoneri non hanno mai saputo ad una situazione che non si aspettavano e con la quale non si sono mai confrontati nel calcio italiano. Gullit, schierato attaccante in assenza del compagno Van Basten,  ma anche Massaro ed Evani, sono caduti nella trappola: un po’ sorprendente da parte di giocatori di un tale livello ed esperienza, abituati ad affrontare duelli basati sulla marcatura individuale e disarmati dalla disposizione di una difesa a zona. Quella sera, allo stadio Giuseppe Meazza, le lacune collettive avrebbero potute essere nascoste dagli exploit individuali. Ma anche su questo piano, sono di nuovo i marsigliesi ad aver dato una lezione: la circolazione di palla, la velocità d’esecuzione, l’ispirazione, l’affidabilità tecnica, la vivacità e il controllo del gioco sono stati tutti appannaggio della squadra francese. All’interno di questa esibizione, Abedi Pelé ha dato davvero spettacolo. Il ghanese, marcato dal troppo lento Ancelotti, ha prodotti molteplici accelerazioni che hanno destabilizzato la difesa molto nervosa degli italiani, priva di Baresi. È con una di queste accelerazioni che Pelé ha provocato il sovraffollamento utile a smarcare Papin  in occasione del primo gol, dopo uno scambio con Waddle. Sempre in seguito a un’accelerazione, ha scoccato un tiro verso l’incrocio dei pali della porta di Pazzagli, e di nuovo in questo modo ha rubato il pallone a Galli, prima che il pallonetto si spegnesse sulla base del palo. Pelé aveva dato appuntamento a questo match ed è stato il migliore tra gli attori. I fischi che hanno accompagnato il ritorno dei giocatori milanisti negli spogliatoi la dicevano lunga sulla delusione dei tifosi, stupiti per la prestazione dei francesi. Mentre Gullit, all’entrata del tunnel di San Siro, spiegava a un reporter della Rai che il Milan era stato poco più che un fantasma, i marsigliesi, senza cedere all’euforia, erano consci di essere riusciti a conservare un risultato essenziale e soprattutto a insinuare il dubbio nella testa dei campioni in carica. Dopo la battaglia tattica vinta nella prima manche, i marsigliesi dovevano conquistare quella del realismo nella gara di ritorno. Il Marsiglia aveva perso Pardo, mentre il Milan aveva ritrovato Baresi. Lo stesso Goethals aveva avvisato i suoi: la parte più difficile deve ancora venire e l’effetto sorpresa non funzionerà più.  Le grandi squadre non muoiono mai, si dice. E in effetti il Milan allo stadio Velodrôme ha mostrato un’altra faccia, quella di una squadra meno calcolatrice che, pur soffrendo sempre l’assenza di Van Basten, ha creato più pericoli dalle parti della porta di Olmeta.

Evani e Donadoni, discreti nel match di andata, erano più in evidenza, mentre Baresi portava la superiorità numerica. Intorno a Carlos Mozer, la difesa marsigliese ha bloccato tutte le situazioni pericolose, ad eccezione di un colpo di testa di Gullit su una palla di Rijkaard. Soltanto un colpo di testa di Germain, invece, ha spaventato l’erede di Pazzagli nella porta italiana, Sebastiano Rossi.

La spinta del Milan è cresciuta nella ripresa, senza però sfociare in molte occasioni. Raymond Goethals usciva spesso dalla sua panchina per chiedere ai giocatori di allontanarsi dalla porta di Olmeta. Gli errori si sono moltiplicati e su un calcio piazzato di Evani la traiettoria del pallone, seguita da 40mila paia di occhi, è stata deviata da una smanacciata di Olmeta. Ogni minuto che passava, il fossato scavato tra i tre attaccanti del Marsiglia e il resto della squadra si allargava un po’ di più, al punto che Papin e Waddle, privati di palloni giocabili, sono arretrati in posizione difensiva. La solidarietà marsigliese doveva pagare, prima o poi. La girata di testa di Papin, una pura meraviglia… Con qualche colpo di genio, i marsigliesi hanno imbastito un’opera d’arte. Nel momento migliore del dominio milanese, il Marsiglia è riuscito a infliggere il K.O. perfetto. Quello che abitualmente chiamiamo “realismo all’italiana” è stato messo in pratica da una squadra francese. Può darsi che un Vercruysse più “caldo”, o un Waddle meno appannato di quanto fosse all’ultimo minuto, avrebbero affondato ancor di più il Milan.

Di certo, il triste epilogo non ha permesso ai giocatori e al pubblico di godersi pienamente la festa. La portata dell’impresa, però, resta intatta. Era da tempo che il Marsiglia aspettava una prova di questo livello, e il migliore test possibile, da 3 anni a questa parte, era proprio il Milan. Per alcuni lo choc è stato prematuro, per altri, nostalgici dei tempi in cui nessuno resisteva agli uomini di Sacchi, è arrivato troppo tardi. Il risultato finale non rispecchia gli stati d’animo: i 180 minuti sono stati gestiti magistralmente dai campioni di Francia, mai veramente in difficoltà. Un successo che conferma d’altronde i progressi mostrati dalla squadra negli ultimi mesi.

È giusto ricordarsi di qualche sconfitta subita in campionato, così come è giusto sottolineare che in occasione del match di andata a Poznan anche i più fervidi sostenitori hanno potuto temere il peggio a un certo punto. Il Marsiglia oggi sembra essere protetto da questi momenti di follia temporanea. La squadra è forte fisicamente e mentalmente dopo il successo sul Milan. Adesso, i francesi affronteranno al prossimo turno una squadra con le stesse virtù, le stesse qualità. Lo Spartak Mosca non è e probabilmente non sarà mai il Milan, tuttavia, vista la loro forma attuale, i sovietici sembrano persino più pericolosi degli italiani. Facciamo affidamento a Raymond Goethals per impedire che i suoi uomini pecchino di un eccesso di ottimismo. La sfida è aperta, l’Olympique di Marsiglia non è mai stato così vicino alla vera felicità.

Le cose belle si fanno sempre un po’ attendere … Come un gol al novantesimo

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