I proprietari USA non hanno capito la cultura dei tifosi in Inghilterra

di Robert Butler – The Conversation, 21/4/2021

Traduzione di Alessandro Mastroluca

Appena due giorni dopo essere stata svelata, la European Super League (ESL) è già naufragata. Tutte le sei società inglesi che facevano parte dei 12 club fondatori della competizione si sono tirate indietro di fronte alla forte opposizione di tutti, dalla FA alla UEFA, dal governo britannico ai tifosi. Con i proprietari che si scusano e cercano di fare ammenda, il co-fondatore della ESL e presidente della Juventus, Andrea Agnelli, ha riconosciuto la sconfitta.

Si discute molto di cosa esattamente i proprietari dei 12 club sperassero di ottenere con l’annuncio della ESL, ma di sicuro non era questa debacle. Un aspetto rilevante di questa storia è la presenza dei proprietari statunitensi nelle squadre inglesi coinvolte: Liverpool, Arsenal, Manchester United. Inghilterra e Stati Uniti hanno molto in comune, ma non il format e l’amministrazione delle competizioni sportive. La Superlega dalla breve vita ha dimostrato quanto grandi siano queste differenze.

Luogo di potere

Il modello USA delle franchigie si basa tanto sulla cooperazione fuori dal campo quanto sulla competizione in campo. Questioni che sarebbero impensabili in Inghilterra, negli USA sono comuni. La ricollocazione delle squadre è una di queste.

Dal 1936 i Los Angeles Rams, squadra della National Football League, è stata chiamata anche Cleveland Rams e St Louis Rams. Più di recente, gli Oakland Raiders, nella stessa lega, si sono spostati a Las Vegas (hanno anche giocato per un periodo a Los Angeles negli anni Ottanta e Novanta). E non riguarda solo il football americano. 

Nel baseball, i Salt Lake City Trappers sono stati costretti a trasferirsi nel 1993 a diverse ore di macchina, a Pocatello nell’Idaho. Poi nel 1994 a Ogden, nel nord dello Utah. Tutto questo perché i Portland Beavers, che giocavano in una lega superiore, si erano accordati con la città di Salt Lake City per usare il baseball park dei Trappers. I Beavers hanno cambiato nome in Salt Lake City Buzz. Dopo diversi altri cambiamenti, ora sono conosciuti come Salt Lake City Bees.

Il calcio inglese non tollera questo genere di cose. Nel giugno 2012, i proprietari malesi del Cardiff City hanno annunciato che il club sarebbe passato dalla tradizionale maglia blu a una rossa, con un dragone al posto del pettirossi comparso per la prima volta negli anni Sessanta. I tifosi hanno immediatamente protestato. Il blu del Cardiff, indossato per la prima volta nel 1908, non si doveva cambiare. Il comunicato del club dell’epoca, che sottolineava l’importanza di aumentare l’appeal della società verso i “mercati internazionali” per attrarre «superiori e significativi investimenti» non ha placato i tifosi. Dopo due anni e mezzo di pressioni, il 9 gennaio 2015 il Cardiff City ha annunciato che il club avrebbe indossato «una maglia blu in casa e una rossa da trasferta per la stagione 2015-16». Anche lo stemma sarebbe stato modificato per tornare a ospitare il tradizionale pettirosso, e tanti saluti ai dragoni gallesi.

Più o meno nello stesso periodo, i tifosi dell’Hull City hanno iniziato una lunga battaglia con la famiglia Allam, proprietaria del club. Il presidente Assem Allam, un industriale britannico-egiziano, stava tentando di cambiare nome alla squadra in Hull Tigers. Dopo due anni e mezzo di proteste e disaccordi, un voto ha confermato che il cambio di nome era stato respinto. I tifosi avevano vinto di nuovo.

Quello che entrambi i proprietari apparentemente non sono riusciti ad apprezzare sono le radici storiche di questi club, che risalgono a oltre cento anni fa. I tifosi hanno profondi legami emotivi con i colori delle squadre o i nomi, intrecciati con abitudini, costumi, comportamenti consolidati.

Perché è fallita la ESL

I proprietari delle sei grandi società inglesi sembra abbiano commesso un errore simile su larga scala. L’idea che sei società, che fanno tutte parte della più antica rete di leghe interconnesse al mondo, potessero semplicemente abbandonare 140 anni di tradizione, design dei campionati e comportamenti competitivi, oltre a cancellare 70 anni di modello sportivo europeo passando a un sistema senza promozioni o retrocessioni, non avrebbe mai funzionato.

La sacralità delle promozioni e delle retrocessioni è quello che distingue il calcio europeo da gran parte degli sport americani a squadre. Una superlega a cui i più grandi club partecipano automaticamente avrebbe avuto conseguenze devastanti per i campionati nazionali: squadre più deboli, partite senza significato, calo degli spettatori e la lista potrebbe continuare.

Anche se le ricadute di tutto questo sono ancora da valutare, quasi tutti concordano che il calcio europeo abbia bisogno di cambiare per riflettere il gioco moderno. Ci sono troppi impegni internazionali per i giocatori, e la fase a gironi della Champions League è molto poco competitiva. Un aspetto dovuto sia alla definizione delle teste di serie nel sorteggio definite dalla UEFA, e alla presenza di un gran numero di top club che si qualificano ogni anno, visto che partecipano le prime tre o quattro classificate nei principali campionati.

Tuttavia, il nuovo format della Champions League che dovrebbe essere introdotto nel 2024-25 appare come una mossa ulteriore nella stessa direzione. Allargherà la manifestazione in modo che altre due o tre grandi squadre potranno qualificarsi anche non chiudendo il campionato fra le prime quattro la stagione precedente (o non vincendo la Champions League o l’Europa League).

Questo significa quasi il doppio delle partite ogni anno e un torneo che si avvicina a un sistema in cui le squadre più forti hanno comunque la garanzia di qualificarsi, anche se non sufficiente dal punto di vista dei 12 club fondatori della European Super League. Non è chiaro adesso se i 12 accetteranno questo sistema o continueranno a trattare con la UEFA.

Se il collasso della ESL possa cambiare la direzione di sviluppo e ridurre il dominio dei top club in questo sistema è un tema interessante. La struttura del gioco e i desideri dei tifosi in tutta Europa dovrebbero essere protetti, anche se non ci sono molti segnali di opposizione alle riforme della Champions League.

A tutti i livelli, la UEFA e i 12 club scissionisti sono interdipendenti e dovranno inevitabilmente tornare indietro insieme. La European Super League non era la risposta, ma può comunque essere un catalizzatore per lo sviluppo.

Le cose belle si fanno sempre un po’ attendere … Come un gol al novantesimo

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