di Azatchan Čekabaev – Sports.ru – Rossija-2021, 03/02/2021

Traduzione di Andrea Passannante

Indagine esclusiva di KraSava sulle molestie nel calcio bielorusso.

Il canale YouTube KraSava ha cominciato il 2021 con una ricca puntata sulla Bielorussia. Il conduttore Gena Savin ha discusso con i protagonisti della puntata di come sia cambiata la vita in Bielorussia da agosto 2020 e del perché il calcio e lo sport non siano del tutto estranei alla politica.

Durante le manifestazioni di protesta di agosto, i calciatori del Krumkačy Pavel Rassol’ko e Sergej Kozeko, sono stati fermati mentre tornavano dagli allenamenti. L’OMON [Otrjad Mobil’nij Osobogo Naznačenija, Unità speciale mobile della Polizia, N.d.T] li ha arrestati.

«Non so neanche io per quale motivo [ci abbiano arrestato, N.d.A] – racconta Rassol’ko. Devono essersi sbagliati. Pensavano fossimo stati io e Sergej a colpire il bus. Ci hanno scambiato per altre persone e ci hanno arrestato in piazza. Ci hanno chiesto: «Dove lavorate?» «Siamo calciatori del Krumkačy» abbiamo risposto. «Farete come Kokorin e Mamaev, giocherete insieme in cella. Il calcio arriva anche lì» è stata la loro risposta. 

Adesso Pavel rischia fino a 12 anni di reclusione: «Non c’è stato un vero processo con un giudice, niente di tutto ciò. Al contrario, si sono presentate delle persone e ci hanno detto che avremmo preso dai 5 ai 12 anni per aggressione alla polizia. Ci hanno chiamato in causa e noi abbiamo dato la nostra spiegazione. Sembrava tutto normale, nessuno ha detto nulla. Alla fine abbiamo firmato dei documenti nei quali si attestava che non avevamo nessuna obiezione. E basta». 

Sergej è stato colpito ai reni, ha problemi alla colonna vertebrale: «Il tutto a causa dei colpi subìti. Lo hanno aggredito con un manganello. È arrivata una persona, ci ha malmenato e se ne è andata. Poi ne è arrivata un’altra, che ci ha colpito e se ne è andata. Così sono andate le cose. Nessuno ci ha chiesto nulla, non ci hanno fatto nessuna domanda. Ci hanno detto soltanto: «Volete il cambiamento? Eccolo»».

L’attaccante del CSKA Mosca Il’ja Škurin si è rifiutato di giocare per la nazionale bielorussa finché Aleksandr Lukašenko sarà al governo. Stando a Valerij Isaev, agente del calciatore, il capo della Federazione calcistica bielorussa [ABFF, Assoziazija Belaruskaja Federazija Futbola, N.d.A] Vladimir Bazanov ha tentato di ricattare Il’ja obbligandolo a entrare nell’esercito:

«Il nostro Paese, come il vostro, vive secondo gli ordini del presidente e non secondo la legge. C’è un decreto del presidente che regola la chiamata alle armi per gli sportivi che militano nelle rappresentative nazionali. Abbiamo parlato con l’allenatore delle nazionali giovanili [Sergej Jaromko, N.d.A], che a sua volta aveva parlato con un suo assistente. Entrambi hanno detto in sostanza: «Il’ja, mi capirai. Non posso farci nulla se il capo della federazione ha detto che ti farà indossare la divisa militare».  

Grazie alla mia età e alla mia esperienza professionale, so benissimo a cosa si riferiscono con queste parole. In Federazione si sono tenute delle vere e proprie riunioni e il presidente ha deciso che Il’ja Škurin dovrà entrare nell’esercito. Lo ha detto apertamente il capo della federazione [Vladimir Bazanov, N.d.A]. Bazanov è stato dirigente della Dinamo Brest, comandante militare della stessa città e capo del consiglio di amministrazione».  

«Se Škurin non si presenterà in nazionale, verrà arruolato nell’esercito». In Bielorussia cercano di punire l’attaccante del CSKA Mosca per la sua posizione nei confronti di Lukašenko.

A novembre l’allenatore del CSKA Mosca, Viktor Gončarenko, si è espresso così sul rifiuto di Škurin di giocare per la nazionale: «Non appoggio assolutamente la sua scelta. Dal mio punto di vista Škurin deve giocare per il semplice cittadino che, dopo aver lavorato in fabbrica, vuole vedere la sua Nazionale giocare. La concezione politica può essere diversa, ma tu in quanto calciatore devi giocare per i tifosi. Non per il tuo allenatore, non per il capo della federazione o per il presidente del tuo Paese».  

Isaev non è d’accordo con l’allenatore bielorusso [Gončarenko, N.d.T]: «[Gončarenko] È furbo, per usare un eufemismo. È molto difficile uscire dalla condizione di comfort in cui ci si trova. Lo so per esperienza personale. Non sono d’accordo con il punto di vista suo e di quelle persone che dicono che Škurin non si è comportato in maniera corretta perché si tratta della nazionale che gioca per i tifosi. Come fanno a sapere come la pensano i tifosi? Ci hanno parlato? Andate negli stadi, sugli spalti. Lì ci sono i tifosi. E io vedo che la maggior parte dei tifosi appoggia la scelta di Il’ja».

Ad agosto il leader della nazionale Stanislav Dragun ha scritto su Instagram che lo addolorava ciò che stava accadendo sulle strade del Paese. E che si vergognava. Tuttavia ha continuato a giocare per la nazionale – per i suoi genitori, i suoi parenti, i suoi amici e per il popolo bielorusso. Dopo queste affermazioni ha perso le partite di Nations League [nella partita con il Kazachstan è sceso in campo con una fascia bianca come simbolo di protesta, N.d.A]. 

In seguito sembra che Dragun abbia contratto il coronavirus, anche se alcune foto lo ritraggono mentre si allena con i compagni. In occasione dei match di ottobre il calciatore non è stato convocato e la nazionale ha perso 0-1 contro la Georgia nel match decisivo per accedere a Euro 2020. Dragun si è rifiutato di commentare la vicenda. Il capo della Federazione si è rifiutato di parlare con Savin.

L’ex portiere della nazionale bielorussa Vasilij Chomutovskij è uno dei volti principali della protesta nel calcio bielorusso. Ha raccontato come le stelle dello sport si siano divise in due fazioni, [ha spiegato] perché sia stato licenziato dalla Dinamo Brest e perché non desideri più lavorare nell’MVD [Ministerstva Vnutrennich Del, Ministero degli Affari Interni, N.d.T]. 

KAISERSLAUTERN, GERMANY : Vasily Khomutovsky (Photo by Christof Koepsel/Bongarts/Getty Images)

«Le persone hanno perso il rispetto per le autorità. Adesso le forze militari provocano terrore, odio e rabbia. In passato, entrare nell’esercito è stato il mio sogno, avevo grande rispetto per la divisa [i genitori di Chomutovskij lavoravano nell’esercito, N.d.A]. Per me rappresentava l’onore e il valore. Ora non provo più assolutamente niente di tutto ciò.

«Ho difeso Lukašenko. Fino alla scorsa estate». Il monologo dell’allenatore Chomutovskij, che ha perso il proprio lavoro a causa delle sue parole sulle proteste in Bielorussa.

Dopo le elezioni è nata una libera unione degli sportivi bielorussi, i cui partecipanti hanno sottoscritto una lettera aperta con le loro richieste per le autorità. I punti della lettera erano: elezioni legittime, liberazione dei detenuti politici, stop alla violenza, punizioni per i colpevoli di violenza, supporto nella riabilitazione per chi era stato vittima delle repressioni. 

Il numero degli atleti firmatari ha superato le 2000 unità [2050, N.d.A]. Chomutovskij racconta che le repressioni nei confronti degli atleti firmatari sono cominciate immediatamente: «Ad esempio nei confronti di Vachovjak e Šeršen’. Sono due nostri lottatori che di fatto hanno già il pass per le Olimpiadi. Sono al top a livello mondiale per la loro categoria di peso, non abbiamo alternative a loro. Eppure sono stati allontanati dalla nazionale e inviati nel dipartimento militare. Non possono allenarsi da un mese perché sono occupati lì. In questo periodo sono stati licenziati, sono stati costretti a pagare una penale per l’interruzione del loro contratto. Si tratta di tre milioni e mezzo di dollari ciascuno. 

Oppure Ol’ga Mazurenok, maratoneta, e Borisevič, che è specializzata negli 800 metri. Queste ragazze hanno il loro pass nominale per le Olimpiadi. Sono atlete di altissimo livello. Non si sono mai fermate di fronte a nulla, eppure sono state allontanate dalla nazionale».

Contestualmente, è stata pubblicata anche una lettera a sostegno del governo che la maggior parte dei calciatori bielorussi si è rifiutata di sottoscrivere. Tra coloro che hanno rinunciato alla firma ci sono anche delle persone che hanno in qualche modo a che fare con il calcio. Chomutovskij continua: «Alcuni calciatori mi hanno raccontato che venivano chiamati anche tre volte al giorno dai loro direttori sportivi che dicevano loro: «Beh, sai già tutto» [con tono minaccioso, N.d.T]. Ecco, sento ripetere questa frase in continuazione sia dalle nostre forze dell’ordine che da nostri governatori. I calciatori sono intelligenti perché non hanno tentennato e non hanno firmato il documento in massa. Non giudico, invece, coloro che lo hanno sottoscritto, ma di sicuro non stringerò più loro la mano. Hanno firmato in favore della violenza e di ciò che accade attualmente nel Paese».

[…]

Anche Sergei Podalinski, ex calciatore della nazionale bielorussa di futsal, si è trovato dietro alle sbarre. Sergei è stato rinchiuso nel centro di detenzione [SIZO, Sledstvennij Izoljator, centro di isolamento e d’inchiesta. N.d.T] di Okrestina [nei pressi di Minsk, N.d.T]. Il luogo più macabro di tutta la Bielorussia negli ultimi mesi. 

«I primi giorni eravamo 21 detenuti in una camera da quattro persone. Un caldo assurdo, eravamo nel lato su cui batteva il sole. Nei giorni seguenti ci hanno spostato al piano superiore, dove c’erano già altre 17 persone. In totale 38 persone in una camera da quattro. Immagina, come stare in metropolitana a Mosca all’ora di punta prima del coronavirus. E ti tocca stare in piedi così per due giorni. Puoi perdere i sensi, ma non riesci neanche ad accasciarti. Ti manca l’aria perché sei a 45-50 gradi. Sei completamente nudo, come tutti gli altri. Passi il tempo così».

Rinat Šulunov, allenatore di una squadra di bambini, è stato fermato nei pressi della metropolitana dall’OMON dopo aver diretto gli allenamenti, mentre tornava a casa dal figlio undicenne che era a casa da solo. Quella sera il ragazzino aspettava suo papà, ma Šulunov è stato aggredito e massacrato per tre giorni consecutivi nel centro di detenzione. A tal punto che il dottore è dovuto intervenire per due volte. Bambini e genitori della squadra allenata da Šulunov hanno fatto degli striscioni in sostegno dell’allenatore.  

Alla fine Šulunov è stato costretto a firmare un documento in cui affermava di aver partecipato a una manifestazione non organizzata.

Ol’ga Chižinkova, Miss Bielorussia 2008, ha lavorato dal 2016 a marzo 2020 come addetta stampa della Dinamo Brest. Dopo aver partecipato alle manifestazioni di agosto, è stata rinchiusa in prigione per 42 giorni. Insieme a lei c’erano delle donne senzatetto, una di loro aveva l’epilessia.

«La settimana prima di liberarci ci hanno spento il riscaldamento e ci hanno tolto i materassi. Durante quella settimana di dicembre abbiamo dormito sul pavimento freddo» racconta Ol’ga. Nessuno del club l’ha mai difesa o sostenuta pubblicamente. 

Il direttore generale del Bate Borisov, Michail Zalevskij, ha fatto parte delle forze dell’ordine in passato. Dopo i fatti accaduti ha gettato la divisa in un cassonetto. Per questo gesto, è stato obbligato a andarsene dal club.  

«È stato un invito nei confronti di quelle persone con le quali ho lavorato in questo sistema per molti anni. Ci siamo rispettati, apprezzati e supportati l’un l’altro. Oggi molti di loro occupano cariche importanti e indossano la divisa. Perciò ho voluto lanciare loro un invito a fermare questo bagno di sangue, a smettere di massacrare e maltrattare il loro popolo».

Al celebre blogger calcistico bielorusso Aleksandr Ivulin è stato vietato l’accesso allo stadio in occasione dei match della Nazionale. Poco tempo dopo lo hanno arrestato.

Ivulin non la ritiene più una situazione strana: «Prima, quando tutto questo è iniziato, era strano trovarsi lì [in carcare, N.d.T]. Hai mai visto il film animato su Cipollino? Durante il film c’è questa frase: «Non temere, in prigione ora ci sono soltanto le persone migliori di questo Paese». Ecco, noi stiamo vivendo la stessa situazione. Oggi nelle carceri bielorusse non ci sono quasi più criminali. Lì dentro si trovano invece programmatori, giornalisti, atleti sportivi e manager. Persone che vogliono giustizia e verità».

Savin ha parlato anche con i genitori di Nikita Krivzov, il tifoso morto dopo aver partecipato a una delle manifestazioni. Il suo cadavere è stato ritrovato dieci giorni dopo nella foresta attorno a Minsk.

I suoi genitori non credono alla versione secondo la quale il ragazzo si sarebbe suicidato. Il monologo di Angelika, mamma di Nikita, è pieno di dolore: «Perché colpirlo? Avrebbero potuto lasciarlo andare tranquillamente. Le persone speravano che con le elezioni sarebbe finalmente cambiato qualcosa. Che lui se ne sarebbe andato. Invece ora tutti hanno paura. Anche i suoi collaboratori [di Lukašenko, N.d.T] lo temono. Perfino i giudici, che vorrebbero aiutarci con tutto il cuore, temono di essere licenziati… Non sanno più cosa fare. Hanno ricevuto un solo ordine, preciso. Non è stato avviato nessun procedimento penale per il caso di nostro figlio. 

[Il presidente, N.d.T] Non perde in alcun modo il proprio potere. Anche quando sembra subire sconfitte su ogni fronte, niente: riesce comunque a resistere e si aggrappa alla propria posizione. Perché tutto ciò? È evidente che il popolo sia contro di lui. Così ci prende in giro…

Nikita non è l’unico. Quanti hanno fatto la stessa fine e non sono stati ritrovati? Cosa succede lì a Okrestina? Com’è possibile colpire le ragazze e le donne anziane? Non capisco. Questo sarebbe il presidente di cui andare orgogliosi? Dovrebbe aiutarci a rendere la vita più felice, ma al contrario la rende sempre più terribile».

(Per la traslitterazione dei nomi dei calciatori dall’alfabeto cirillico a quello latino è stato adottato il sistema scientifico. Si ringraziano l’autore e la testata sports.ru per la cortesia e la disponibilità.)

Le cose belle si fanno sempre un po’ attendere … Come un gol al novantesimo

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