Starting XI Revolution offre ai calciatori professionisti e dilettanti un servizio di tutoraggio tra colleghi per affrontare le sfide fuori dal campo e aiutarli a evitare le insidie della vita.

di Leonard Solms 

New Frame, 30/10/2021

Traduzione di Alex Čizmić

Nathan Paulse è stanco di sentire storie su calciatori sudafricani che hanno perso tutto a causa di uno stile di vita sregolato. Spinto dai problemi dei suoi colleghi e aiutato da alcuni dei più grandi nomi del calcio sudafricano, l’ex attaccante dell’Ajax Cape Town (ora noto come Cape Town Spurs) ha fondato Starting XI Revolution (SXIR), un servizio di tutoraggio che insegna ai calciatori a gestire la propria vita fuori dal campo.

SXIR offre due percorsi di tutoraggio: “The Next Level” dedicato ai professionisti e “The Pursuit” a giovani calciatori a partire dai 16 anni che sono dilettanti o fanno parte di un settore giovanile. Ogni percorso è composto da sette sessioni: due lezioni a settimana per i professionisti e un appuntamento settimanale per i dilettanti.

Inizialmente Paulse gestiva da solo l’intero servizio, insieme a ospiti occasionali, ma SXIR è cresciuto. Inoltre, Paulse ha sfruttato le rigide restrizioni del primo lockdown dovuto al Covid-19 per espandere l’elenco dei mentori di SXIR mentre il calcio era in pausa. Hlompho Kekana, Cole Alexander, Brandon Petersen, Bevan Fransman, Abel Mabaso, Eleazar Rodgers, Joslin Kamatuka e Roscoe Pietersen si sono uniti a lui.

Paulse, una presenza con la nazionale sudafricana, ha appeso gli scarpini al chiodo per la seconda volta nel 2019. Ha trascorso la maggior parte della sua carriera all’Ajax, dopo essere passato anche per Avendale Athletico, Hammarby (Svezia), Bloemfontein Celtic, Platinum Stars e SuperSport United. Si era ritirato una prima volta nel 2017, ma dopo un anno è ritornato sui suoi passi per giocare la stagione 2018-2019 al Cape Umoya United.

Per molti aspetti, Paulse ha evitato le potenziali insidie ​​che il calcio professionistico nasconde. Raramente rubava l’occhio in campo, ma la sua costanza gli ha permesso di giocare tra i professionisti per quasi due decenni. Lui attribuisce questo successo a un’infanzia trascorsa in una famiglia stabile dai valori solidi e ad un padre, ex preside, che lo ha aiutato a rimanere in carreggiata.

Sebbene potesse contare su una struttura di supporto fuori dal campo, Paulse si è sentito solo per gran parte della sua carriera. Portava con sé insicurezze che derivavano dai fischi che riceveva regolarmente durante i suoi anni di formazione e che non gli hanno fatto godere appieno la sua carriera. Uno psicologo lo ha aiutato ad affrontare questa sensazione.

«Lo strumento che mi ha fornito per affrontare questa situazione è abbastanza semplice. Devi accettare che l’unica persona che puoi controllare sei tu», dice Paulse. «Nei primi tre o quattro anni ero molto nervoso e volevo controllare le reazioni dei tifosi nei miei confronti. Tutto ciò che facevo era sempre pensato in funzione della reazione degli altri».

Paulse, che è stato assistente allenatore di Ian Taylor ai Cape Town Spurs fino a quando non si è dimesso dopo il suo esonero, ha ancora imperfezioni e insicurezze, ma oggi è coraggio abbastanza da farsene carico. Per sua stessa ammissione, ha dovuto superare la sua paura di parlare in pubblico, perché balbetta e tende a divagare.

Nonostante queste difficoltà, è stato abbastanza coraggioso da gettare le basi per la creazione di SXIR e i percorsi di tutoraggio si sono rivelati un successo per i calciatori dilettanti e professionisti. Le lezioni si svolgono in piccoli gruppi in cui i partecipanti vengono incoraggiati a condividere informazioni tra di loro. Permettendosi di sentirsi vulnerabile in questo ambiente, anche una delle figure di spicco del calcio sudafricano si è tolto un peso dalle spalle.

TROVARE AIUTO AIUTANDO GLI ALTRI

L’ex capitano dei Mamelodi Sundowns Hlompho Kekana è tra i calciatori più vincenti del Paese, ma una vita al vertice può rivelarsi solitaria anche per un affabile maestro del centrocampo come lui.

«Per me è stata una rivelazione condividere cose su di me con i ragazzi del mio corso. Ricordo di aver detto loro che ci sono cose della mia carriera calcistica di cui non posso parlare con mia madre, perché lei non capirebbe mai», racconta Kekana della sua esperienza nel percorso “The Next Level”.

«Allo stesso tempo, [ho detto loro] che sarebbe stato bello condividere con qualcuno alcune di quelle cose che ho bisogno di condividere. Penso che sia stato bello parlare delle nostre carriere e delle cose che amavamo fare. Abbiamo condiviso molte cose e quell’ambiente mi è piaciuto».

Kekana ha trascorso un anno a SXIR come mentore per altri calciatori professionisti prima che l’allentamento delle restrizioni riempisse nuovamente la sua agenda e non gli permettesse di continuare. Tutti gli altri calciatori sono rimasti nel programma. Per Kekana questo progetto fa parte di quello che ha sempre considerato il suo obiettivo a lungo termine all’interno del mondo del calcio. «Parlare ai giovani è il mio obiettivo da quando ho iniziato a giocare a calcio», dice. «So di cosa ha bisogno un ragazzino per credere di potercela fare. Hai solo bisogno di qualcuno con cui parlare che possa darti la speranza che è davvero possibile».

ALZARSI, CADERE E RIPARTIRE

Ci possono essere momenti durante la carriera in cui iniziano a sorgere dubbi sul proprio futuro da calciatore. Il difensore del Chippa United Pietersen ha toccato il fondo quando ha dovuto sottoporsi a una terza operazione al ginocchio prima ancora di diventare professionista.

«Non è che dubitassi delle mie capacità o altro, sentivo solo che forse il calcio non faceva per me», ricorda Pietersen. «Quando ho subito il mio terzo infortunio al ginocchio, ho pensato che fosse così, che avessi chiuso con il calcio. Sono stato molto fortunato ad aver ricevuto un buon supporto in quel momento. Dopo la terza operazione sono stato convinto a provarci ancora. Ho fatto una riabilitazione adeguata e sono partito da lì. Come si suol dire, “Il resto è storia”».

Pietersen si è fatto strada nel calcio di massimo livello con i Chilli Boyz, che hanno ottenuto la promozione in prima divisione nel 2012. Quello stesso anno, è stato ingaggiato dal SuperSport. Sembrava la classica luce in fondo al tunnel, ma le sue speranze si sono infrante quando ha subito un altro grave infortunio al ginocchio.

Eppure Pietersen si è rifiutato di gettare la spugna. Dopo un paio di prestiti  all’AmaZulu e al Vasco da Gama, si è trasferito all’Ajax Cape Town con cui ha giocato regolarmente dal 2016 fino alla retrocessione del 2018. Poi si è trasferito al Cape Umoya e a 32 anni continua a combattere là dove tutto è iniziato, al Chippa United.

Forse non sorprende che, dopo così tante battute d’arresto, Pietersen abbia sopportato questa lunga battaglia grazie al proprio temperamento. Ora, con l’aiuto di SXIR e del direttore nazionale di Sports Chaplaincy South Africa Bruce Nadin, dice di avere tutto sotto controllo.

«È qualcosa contro cui ho lottato per tutta la mia carriera», afferma. «Devo dire che sia il SXIR che l’essermi affidato alla guida di Bruce Nadin mi hanno aiutato. Bruce dal punto di vista spirituale, SXIR da quello pratico».

LEZIONI APPRESE DURANTE LA CARRIERA

Pietersen ha deciso di seguire le orme di Paulse e ha iniziato a concentrarsi solo su ciò che può controllare. Lui e Kamatuka, suo ex compagno di squadra al Cape Umoya, sono stati i primi due mentori di SXIR a unirsi a Paulse. Per un aspirante calciatore professionista c’è tanto da imparare dalla storia di Pietersen, fatta di cadute e risalite, quanto da quella di Kekana, caratterizzata dal successo.

SXIR non offre una risposta univoca a tutti i problemi che un calciatore può incontrare fuori dal campo. Tutti i mentori al momento sono calciatori professionisti attuali o passati. Paulse si avvale di esperti esterni del settore solo in occasioni specifiche.

Malgrado ciò, la nuova generazione che si sta affacciando in Sudafrica ha almeno la possibilità di investire in un’educazione calcistica extracampo ispirata dagli alti e bassi delle generazioni passate.

Le cose belle si fanno sempre un po’ attendere … Come un gol al novantesimo

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