di Thanos Sarris – To Koutì tis Pandòras, 01/02/2021

Traduzione di Enzo Navarra

La tendenza a sminuire gli ex residenti in Grecia che ormai eccellono altrove e l’invidia con cui viene filtrato ogni loro successo sono i tipici esempi di una mentalità che si sta diffondendo oltre il calcio.

È assolutamente comprensibile e succede spesso. Un allenatore può… toccare il fondo con una squadra e andare benissimo con un’altra. Ci sono molti fattori da cui dipende questo risultato, i quali sono difficili da comprendere da un osservatore esterno. Riguardano equilibri interni, adattamenti tattici, rapporti che si legano maggiormente all’aspetto umano, rispetto a quello calcistico. Lo stesso avviene spesso con un calciatore. Potrebbe non trovarsi bene nello spogliatoio, non intendersi con i compagni e non rientrare nei piani dell’allenatore. È possibile che venga influenzato da fattori esterni, che possa affrontare un problema di ambientamento, rimanere fuori forma dopo un infortunio o una difficoltà e non rialzarsi più. Sia psicologicamente che sportivamente.

Un caso del genere è Giorgos Giakoumakis, il quale ha fatto stropicciare gli occhi a tutti nei Paesi Bassi. L’attaccante della Nazionale greca non è riuscito a consacrarsi nell’AEK e la scorsa estate si è trasferito nel VVV-Venlo, squadra in cui sta segnando senza sosta. Giakoumakis è il capocannoniere dell’Eredivisie con 21 reti, con il secondo Berghuis a quota 11 [numeri del 1° febbraio, quando è stato pubblicato l’articolo, N.d.T]. Ha realizzato due poker e a gennaio ha segnato per ben 11 volte, diventando il primo giocatore a riuscire qualcosa di simile in un mese dopo Marco van Basten nel lontano 1985, quando si fermò a 12.

Un caso del genere per gli allenatori è il portoghese Abel Ferreira, che non è stato esonerato ma ha lasciato il PAOK con l’etichetta del loser a fine ottobre per rilevare la guida del Palmeiras. Sabato scorso [il 30 gennaio, N.d.T] ha portato il Verdão alla conquista della Copa Libertadores, della massima competizione per club in America Latina. È diventato appena il secondo portoghese dopo Jorge Jesus e il terzo europeo a riuscire in tale impresa.

Questo non vuol dire che Ferreira fosse costretto a rimanere per sempre al PAOK, nemmeno il fatto che, avendo conquistato la Libertadores, lo rende a priori un allenatore di successo nella squadra di Salonicco o in qualsiasi altro club si troverà nel futuro. Evidentemente Ferreira non è mai entrato in sintonia con i bianconeri [del PAOK, N.d.T]. Rispettivamente, Giakoumakis o un qualsiasi Giakoumakis è possibile che non abbia colto al balzo qualche opportunità avuta, non riuscendo a convincere i propri allenatori che potesse arrivare al punto di diventare il capocannoniere del campionato olandese. Sono cose che succedono nel calcio, indifferentemente dal fatto che in Grecia avvengono più spesso a causa dell’approccio totalmente anticalcistico e della mancanza di una progettualità che, nella maggior parte dei casi, rivela capri espiatori senza aver lasciato loro tempo e spazio per lavorare. Questa immagine problematica, tuttavia, viene rispecchiata dai – chiamiamoli anche così giusto per l’economia della discussione – tifosi di calcio.

Nei bar del 2021 e della quarantena, ossia i social media, abbiamo seguito un abituale tentativo di decomposizione dei protagonisti. Da una parte Giakoumakis gioca nel «debole campionato olandese» e «vabbè ma è facile segnare 21 reti là, tanto non ci sono le difese». Dall’altra Ferreira «ha trovato una squadra pronta e deve tutto alla fortuna»: questo era all’incirca il trend dei commenti sui due protagonisti dell’attualità legati al calcio greco. L’analisi dei motivi per cui sono dovuti andare via dalla Grecia per avere successo non è così in voga. Ed è, purtroppo, un segno evidente delle persone che seguono, discutono e interagiscono avendo come pretesto questo bel gioco.

Nel 1996, quando Nikos Machlas si era trasferito dall’OFI di Creta al Vitesse, le sue reti le vedevamo nei telegiornali. Quando, nella seconda stagione in terra olandese, è riuscito a conquistare la Scarpa d’Oro come miglior marcatore europeo, qualcosa di unico nella storia del calcio ellenico, l’argomento è stato affrontato in maniera totalmente diversa. A quei tempi, ovviamente, non c’era tutta questa aria in rete e i mali del campionato greco non avevano ancora eroso irrimediabilmente i suoi “consumatori”. Quanto è paradossale, sinceramente, che uno di questi consumatori parli con sufficienza del calcio olandese? 

Ormai le vite degli altri vengono affrontate con invidia e occhi miopi. Ι «nostri» ex, anche se sono molto lontano, anche se non giocano in una squadra rivale, portano sicuramente qualche rimorso dentro di loro per non essere riusciti a fare qualcosa di buono «da noi». Ι social media danno voce a chi deve sfogarsi con tanto odio. E tutto questo fa partire un circolo vizioso di discussioni inutili, le quali rispecchiano un punto di vista distorto del calcio. Non tutta, naturalmente, ma una fetta importante di società all’interno degli stadi.

Anche se può sembrare un discorso legato esclusivamente alla nostra cultura calcistica, in realtà è qualcosa di più complesso. Parliamo di tutti quei fattori che avvelenano non solo il bel gioco, ma anche tutta la società in generale…

Le cose belle si fanno sempre un po’ attendere … Come un gol al novantesimo

0