di Giorgos Perperidis, 25/12/2020, Contra.gr
https://www.contra.gr/opinions/giwrgos-perperidhs/o-maxim-tsigkalko-charaxe-mia-olokliri-genia-kerdizontas-tin-aioniotita.9092132.html

Traduzione di Enzo Navarra

Il leggendario giocatore di Football Manager è scomparso all’età di 37 anni. L’eroe di un’intera generazione che non capirà mai l’influenza che ha avuto nella quotidianità di migliaia o milioni di persone, regalando loro la gioia che egli stesso non ha mai vissuto nella vita reale.

È mai possibile che un giocatore diventato una stella con un gioco di simulazione possa aver segnato per sempre un’intera generazione? Lo è, quando si tratta di Maxim Tsigalko. E la notizia della sua morte a 37 anni, avvenuta nel giorno di Natale per un arresto cardiaco, non può non far tornare in mente ricordi e anche un po’ di commozione agli attuali 40enni, che sono cresciuti esultando come bambini per le sue reti davanti allo schermo di un computer.

Championship Manager, o Football Manager come lo conosciamo negli ultimi anni, è stato dagli inizi degli anni Novanta un gioco che ti poteva inchiodare sulla sedia per ore. Ogni minuto lontano da esso ti dava un senso astinenza, era il modo con cui ogni adolescente, giovane oppure… bambinone poteva trasformare il proprio sogno in realtà, anche se virtualmente: scegliere una squadra da allenatore e scrivere la storia del calcio. Anche nella sua forma primaria, quando vedevi nel cartellino del giocatore expected to move abroad at the end of the season. Qualcosa che significava che uno dei migliori calciatori della sua squadra sarebbe andato in un campionato estero, non potendo più cambiare o determinare la propria sorte.

Il gioco conquistava sempre più adepti, era in evoluzione, cambiava e la tecnologia offriva all’utente sempre di più. La magia rimaneva e, agli inizi del nuovo millennio, l’edizione di Championship Manager nascondeva un giocatore sconosciuto, una leggenda che molto velocemente è stata scoperta dalla comunità della realtà virtuale. Era Maxim Tsigalko, l’ariete bielorusso che avrebbe messo al tappeto ogni difesa che affrontava.

Estremamente economico, potevi fargli indossare la divisa della tua squadra e cominciare insieme un viaggio calcistico che non avresti mai voluto che finisse. Era il tuo uomo, colui che ti avrebbe guidato alla promozione, alla conquista di trofei, alla tua consacrazione come miglior manager del pianeta. Non eri mai sazio di leggere le sue statistiche. Le reti che segnava doppiavano il numero di presenze. Non potevi non immaginarti di aver scoperto un giocatore che tutti avrebbero imparato a conoscere poco tempo dopo e tu ti saresti pavoneggiato, perché avrai già parlato INFINITE ore con i tuoi amici di lui.

Era colui che ti faceva esultare come un aeroplanino per tutta casa, urlando «goooool, che fenomeno!» dal profondo del tuo cuore, costringendo tua madre a pensare che forse necessitavi di un controllo da parte di un medico molto bravo. Nella realtà eri sono felice come un bambino, entrando anche per poco in una realtà virtuale che ti faceva vivere quello che volevi o credevi di poter fare.

Anche quando tutto questo succedeva quando eri adolescente oppure un giovane adulto, con il gioco che è migliorato sensibilmente – con l’allenatore che ora ha maggiore influenza sulla squadra – non puoi non pensare a quella versione senza che ti venga un po’ di nostalgia, anche se hai 40-45 anni. Non puoi non essere davvero triste nel pensiero che Maxim Tsigalko non sia più con noi. Senza che lo stesso giocatore abbia in sostanza mai capito di aver regalato tanta gioia a milioni di persone solamente attraverso un gioco in cui impersonava una vera leggenda. 

Nel febbraio del 2013 Antonio Poutillo, responsabile della valutazione delle statistiche dei giocatori bielorussi per Championship Manager, ha spiegato come mai Tsigalko fosse diventato una stella mondiale.

«Ai tempi ero molto giovane. Pensavo che il calcio bielorusso avesse un futuro. Non esistevano limiti nelle percentuali di valutazione da inserire nelle caratteristiche di un giocatore. Adoravo Tsigalko: era veloce, aveva il fiuto del gol ed era tra i migliori nelle giovanili. Aveva tutto il bagaglio tecnico per diventare un ottimo attaccante. Faceva anche parte della Nazionale quindi ho messo una popolarità alta. All’improvviso il forum si è infuocato. Potevi acquistarlo con pochi soldi e ti garantiva almeno un gol a partita».

Maxim ha saputo molti anni dopo di questa fama che aveva acquisito grazie a questo gioco. E questo perché nessuno ne sapeva nulla in Bielorussia… Si è informato grazie ad un giornalista e non riusciva a crederci.

Tsigalko comincia la carriera nelle giovanili della Dinamo Minsk, arrivando fino alla prima squadra. Indossa la maglia del Naftan, per poi andare al Qaýsar, nel Kazakistan, nell’estate del 2007. Nel gennaio del 2008 si trasferisce all’armena Banants e sei mesi dopo torna in Bielorussia per giocare nel Savit. Si ritira nel gennaio del 2009, a 26 anni, con solamente 77 presenze ufficiali in carriera, 22 reti e otto assist.

I gravi infortuni lo hanno fortemente condizionato. Il primo arriva a 23 anni e poi sono seguiti gli altri. Il denaro che guadagnava dal calcio non gli bastava per avere una vita agiata, così comincia a lavorare come operaio nei cantieri, con un salario di 5 dollari al giorno, che sono poi diventati 20. Tuttavia, la schiena e le ginocchia non riuscivano a sopportare un lavoro così duro e la salute di Tsigalko peggiora sempre di più. È rimasto con l’amaro in bocca perché nessuno gli ha dato l’opportunità di lavorare nel mondo del calcio, le cui porte per lui sono rimaste chiuse…

«Campione di Bielorussia, vincitore della Coppa con la Dinamo. Le nostre più sincere condoglianze alla famiglia e agli amici di Maxim… Che riposi in pace» è stato il comunicato ufficiale della Dinamo Minsk in cui ha giocato per più di cinque anni.

In molti hanno espresso il proprio sconforto sui social media. «Riposa in pace, leggenda di Championship Manager», «Noi ragazzi degli anni Novanta non ti dimenticheremo mai», «Μaxim, riposa in pace. Il miglior giocatore nella storia di tutti i giochi manageriali di calcio» sono stati alcuni delle migliaia di commenti riguardanti la tragica notizia della morte di Tsigalko.Quella dolce attesa della barra che lampeggiava prima che apparisse la scritta «Tsigalko scores!», l’ansia davanti allo schermo prima di una partita decisiva, il modo in cui la fantasia viaggiava, le nottate per finire la stagione con quel capocannoniere europeo e gli effetti sulla comunità del gaming sono dei ricordi che ora sono malinconici con la scomparsa di Maxim. La sconosciuta leggenda della nostra generazione, che non verrà mai a sapere dell’importanza che ha avuto nella quotidianità di migliaia, se non milioni, di persone, offrendo loro una felicità virtuale che lui stesso non ha mai vissuto nella vita reale. Riposa in pace, leggenda…

Le cose belle si fanno sempre un po’ attendere … Come un gol al novantesimo

0