di Samindra Kunti – New Frame (11/12/2020)

Traduzione di Alex Čizmić

Il paese più giovane del mondo sta ancora cercando la propria strada sulla scena del calcio internazionale. Il suo allenatore camerunese spiega le sfide che ha incontrato nella gestione delle “Bright Stars”.

Ashu Besong ridacchia mentre riflette sulle sfide che deve affrontare da allenatore del Sud Sudan. Talvolta Besong, 51 anni, non riesce a trovare le parole giuste. È evidente che si sta ancora adattando al nuovo ambiente. Di tanto in tanto, però, scoppia a ridere. Ed è di ottimo umore dopo la storica vittoria per 1-0 del Sud Sudan contro l’Uganda, ottenuta lo scorso 16 novembre e valida per le qualificazioni alla Coppa d’Africa 2021. 

A Juba, sull’unico campo professionistico del paese, guarda la nazionale Under 17 allenarsi contro la squadra di una scuola calcio locale. La popolazione del Sud Sudan è giovane e la maggioranza dei giocatori della nazionale ha meno di 25 anni. «Sul lungo periodo, dobbiamo costruire un sistema per le giovanili», dice Besong. «Ci sono tanti giovani talenti in Sud Sudan. Ogni club dovrebbe avere un settore giovanile: Under 12, Under 15 e Under 17. Avremo bisogno di anni per sviluppare quei talenti affinché diventino giocatori d’elite».

Besong è arrivato a Juba nel 2019 quando le “Bright Stars” (soprannome della nazionale del Sud Sudan, NdT) occupavano la posizione numero 178 del ranking Fifa. È raro che nazionali di recente formazione carburino immediatamente a livello internazionale. Nonostante ciò, Besong sperava di mettere insieme una squadra competitiva. Pensando che sarebbe stato relativamente facile reclutare giocatori, è rimasto sorpreso quando si è imbattuto in uno scenario completamente differente. Inizialmente, è rimasto incredulo prima di accettare la realtà. 

«I club non hanno niente. Solo un nome, una manciata di palloni, del materiale per l’allenamento e uno spazio aperto dove allenarsi», dice Besong. «La maggior parte delle partite si gioca su questi terreni. Non giocano sull’erba e tanto meno su campi artificiali. A volte mi  capita di andarci per osservare dei giocatori e ci passano anche i cani. Mi ci sono voluti alcuni mesi per abituarmi».

Nel campionato locale, Amarat United, Atlabara FC e Kator FC sono tra i club più quotati. Il Rabita Kosti FC, l’attuale detentore della coppa, ha rappresentato il paese in CAF Confederation Cup (la seconda competizione per club più importante del continente, equivalente dell’Europa League, N.d.T). Tutti e dodici i club della Juba League giocano su terreni polverosi e pieni di buche. Un universo differente rispetto alle precedenti esperienze di Besong come giocatore e allenatore.

FAZIOSITÀ E INTERFERENZA DEL GOVERNO

Besong, camerunese di origine tedesca, ha militato nel Borussia Mönchengladbach in Germania insieme a Stefan Effenberg e Bachirou Salou. Ha allenato anche la nazionale Under 20 del Camerun e trascorso un periodo al Leicester City con Sven-Göran Eriksson. 

Quell’esperienza internazionale non solo ha rafforzato le sue credenziali di allenatore, ma gli ha anche insegnato lezioni fondamentali sulla gestione delle relazioni, spesso conflittuali, nel mondo del calcio. «L’Under 20 del Camerun mi ha preparato ad allenare una qualunque nazionale maggiore in Africa, perché allenare una nazionale camerunese trascende il calcio. Hai anche l’aspetto politico da gestire. Come in ogni nazionale africana ovviamente». 

«Il governo a volte interferisce. Il Sud Sudan è un paese nuovo in cui il tribalismo è molto forte. Ci sono membri della federazione che vogliono includere calciatori della propria tribù o regione. Tutto sta nel come affronti questa situazione. Non puoi semplicemente rifiutarti, perché quei dirigenti sono coloro che finanziano i ritiri e i viaggi aerei». 

Malgrado ciò, l’interferenza politica è solo uno dei problemi che richiedono l’attenzione di Besong. La professionalizzazione del campionato e la formazione di allenatori a livello nazionale sono priorità da coltivare per creare una cultura sportiva e far prosperare il Sud Sudan, ma senza i fondi necessari questi obiettivi rimangono fuori portata. 

Il paese è lo stato sovrano più giovane del mondo, avendo ottenuto l’indipendenza dal Sudan nel 2011. Una guerra civile ha ostacolato l’attuazione dell’accordo di pace del 2018, ritardando il progresso sociale ed economico.

Besong spiega: «Il Sud Sudan deve ancora investire molto nel calcio, il che non credo sia una priorità ora. L’economia, anche se il paese sta affrontando una forte svalutazione della propria moneta, ha raggiunto il suo picco. Alcuni cittadini stanno tornando e si stanno palesando alcuni investitori. Ma in altre regioni, fuori Juba, ci sono ancora crimini e attacchi ad opera di gruppi di resistenza e il governo ha altre priorità: scuole, ospedali, strade. Ci vorrà un po’. Il governo non ha finanziato nulla, nemmeno un dollaro». 

La Federcalcio del Sud Sudan (SSFA) dipende dalla Confederazione africana di calcio (CAF) e dalla Fifa. La Caf elargisce 500.000 dollari all’anno, ma il finanziamento è stato ridotto a 300.000 per non aver dato vita a un’attività calcistica femminile. La Fifa garantisce 1 milione di dollari all’anno alla SSFA, che ha anche beneficiato del programma di sviluppo del massimo organismo calcistico mondiale ricevendo oltre 8 milioni di dollari dal 2016. 

Il finanziamento della Fifa contribuisce alla costruzione dello stadio nazionale che è in corso e che secondo Besong accelererà lo sviluppo del calcio in Sud Sudan. 

«È difficile per qualsiasi sponsor investire perché mancano le strutture», afferma Besong. «Come puoi dare visibilità agli sponsor? Sui campi di terra? Con lo stadio in arrivo, sarà più facile generare un po’ di entrate per i club attraverso la vendita dei biglietti. Sarà più facile attirare sponsor. Sarà più facile diventare professionisti e pagare uno stipendio ai giocatori».

UN APPROCCIO PRAGMATICO

Per ora Besong rimane realista. Le “Bright Stars” hanno dei limiti ma l’allenatore possiede i suoi trucchi per far funzionare la squadra. Non porta avanti idee fantasiose sul possesso palla. Dai suoi giocatori esige organizzazione e disciplina, un approccio che si è rivelato vincente contro l’Uganda. Tito Okello, che gioca nel Gor Mahia in Kenya, è andato a segno dal dischetto intorno alla mezz’ora e il Sud Sudan ha lottato duramente per difendere il vantaggio. 

«Non posso dire che il Sud Sudan giocherà un calcio offensivo e piacevole», dice Besong. «No, ci batterebbero 10-0 ogni partita. Dobbiamo progettare un sistema in cui possiamo attaccare e difendere in modo compatto. Bisogna lavorare con i giocatori locali per poter competere contro i migliori professionisti provenienti da Europa e Israele».

Ad ogni modo, Besong può contare sull’esperienza e le conoscenze dei giocatori della diaspora. Soprattutto su quelli provenienti dall’Australia, dove vivono più di 11mila sud sudanesi. Per le prime gare di qualificazione alla Coppa d’Africa, dei trentadue giocatori presenti nella lista dei convocati, dodici risiedevano in Australia. A novembre, sei giocatori del contingente australiano si sono uniti alla squadra. «Ho due scout in Australia», rivela Besong. «Mi tengono sempre aggiornato. Sono giocatori che portano quella professionalità che spinge i calciatori locali a imparare da loro». 

L’allenatore del Sud Sudan è in cerca di giocatori anche in Norvegia e Ungheria. Ogni strada viene esplorata al fine di migliorare la qualità della rosa. Mancano due partite – a marzo 2021 contro Burkina Faso e Malawi – e il Sud Sudan ha ancora possibilità di qualificarsi alla fase finale della prossima Coppa d’Africa. La qualificazione, tuttavia, non è un obbligo secondo Besong, anche se sarebbe una conferma del talento calcistico della nazione e ricorderebbe i trionfi del Sudan unito negli anni ’60 e ’70 (quando vinse la sua unica Coppa d’Africa, N.d.T)”. 
«Il paese e la federazione stanno andando nella giusta direzione», sostiene Besong. «Sono abbastanza soddisfatto. C’è ancora molto che possiamo fare e ottenere, ma abbiamo bisogno di maggiori risorse. Se non investi nel calcio, è difficile ottenere qualcosa. Quando avremo queste risorse, saremo in grado di competere con le nazionali più blasonate. Per ora sono molto soddisfatto: a livello giovanile le nazionali stanno andando molto bene. Potreste vedere presto una delle nazionali giovanili alla fase finale di una Coppa d’Africa e sarebbe un grande risultato».

Le cose belle si fanno sempre un po’ attendere … Come un gol al novantesimo

0