Di Saša Ibrulj, Telesport (05/11/2020) – Traduzione di Alex Čizmić

La strana storia di Edin Višća

L’Istanbul Başakşehir si stava difendendo molto basso quando Deniz Türüc ha soffiato il pallone a Juan Mata a centrocampo e si è involato sulla fascia sinistra verso la porta avversaria. Due calciatori del Manchester United lo hanno raggiunto e a quel punto servire il marcato Demba Ba in mezzo all’area sembrava l’unica soluzione, e la migliore. L’esperto senegalese, abbastanza saggio e navigato, sapeva che non avrebbe potuto liberarsi al tiro con facilità e ha optato semplicemente per il velo. Dalle retrovie è accorso velocemente il compagno con il numero sette. Tutto solo, si è coordinato e di prima col destro ha esploso il tiro, con la palla che ha ronzato accanto al portiere e si è aggrovigliata nella rete alle sue spalle.

Per qualcuno quei dieci secondi avrebbero potuto rappresentare l’apice della carriera. La cosa più importante realizzata nella vita. Il gol della vittoria contro il grande Manchester United in Champions League, dopo che mezz’ora prima aveva offerto dalla sua metà campo l’assist per la prima rete. Gol e assist nella stessa notte della competizione per club più rinomata del mondo, un’impresa che contro il Manchester United era riuscita per ultimo ad Arjen Robben sei anni prima. Ma per il piccolo bosniaco è stata una notte come le altre a Istanbul. Fredda esecuzione ed esultanza ancor più fredda. Novanta minuti di lavoro duro e costante, con la fascia da capitano al braccio. Da tempo Edin Višća è un ingranaggio fondamentale e vero leader della squadra campione di Turchia in carica. Un maestro lucido, con un gran sorriso stampato sul volto, un uomo in grado di poter fare tutto ciò che immagina.

Non è passato nemmeno un mese da quando colui che è ancora l’attuale selezionatore della nazionale della Bosnia Erzegovina si è rivolto alla stampa spiegando la ragione per cui Višća non era presente tra i convocati per la partita contro l’Olanda a Zenica. Edin non sta bene, ha detto con voce pesante Dušan Bajević, non sta bene perché si è preso tutta la responsabilità.  Višća ha sbagliato il rigore nella serie contro l’Irlanda del Nord e la Bosnia Erzegovina ha fallito l’accesso alla finale playoff di Nations League, perdendo una nuova occasione per qualificarsi a un grande torneo. Era triste e abbattuto. Ma non è stato solo Edin a incolparsi, lo hanno incolpato tutti. In campo è stato uno dei peggiori, completamente disorientato in entrambe le fasi, quasi inutile. L’immagine di Višća è totalmente differente da quella di Istanbul, è grigia e triste, e così è spesso quando indossa la divisa della propria nazionale. Si nasconde dai compagni in campo e dai tifosi sugli spalti, a testa bassa, stanco e infelice. È la versione calcistica di dott. Jekyll e Mr. Hyde.

In effetti, la sua carriera è assolutamente atipica per il calcio bosniaco-erzegovese di oggi e sarebbe più facile collocarla in un’epoca lontana. Il luogo di nascita di questo trentenne è Olovo, ma è cresciuto a Čuništa, un piccolo villaggio di appena 500 anime situato in un punto indefinito tra Olovo e Zavidovići. Il suo talento calcistico non si è sviluppato in scuole e accademie calcistiche, bensì su prati fangosi. 

A 15 anni si è trasferito a Banovići, dove ha avuto la possibilità di giocare con l’allora Budućnost. Uno dei tanti club bosniaco-erzegovesi dalla tradizione mineraria, che ha disputato solo tre stagioni in prima divisione e che il miglior risultato lo ha ottenuto agli inizi del 2000 quando si è qualificato in Coppa UEFA. Nel periodo in cui il piccolo e tarchiato Višća debuttava in prima squadra, il Budućnost annaspava nella zona retrocessione della seconda divisione, un campionato selvaggio conosciuto per le numerose, e mai perseguite, combine arbitrali. Tuttavia, anche in campi così selvaggi, a soli 17 anni Višća ha attirato l’attenzione dei club più grandi e importanti e nell’estate del 2009 è stato (presumibilmente) consigliato da Senijad Ibričić all’Hajduk Spalato.

Ante Miše sedeva sulla panchina dell’Hajduk per l’inaugurazione dello stadio di Dugopolje quando Višća, un perfetto sconosciuto, ha sostituito Mirko Oremuš all’intervallo e ha disputato mezza partita nel ruolo di terzino destro. A Spalato lo hanno ringraziato e il ragazzo ha proseguito per Sarajevo. Lì, allo stadio Grbavica, lo desiderava l’allora (e oggi di nuovo) allenatore dello Željezničar Amar Osim, che ne apprezzava velocità, modestia e abilità col pallone. Osim afferma che per Višća lo Željo ha pagato 10 mila euro, anche se persino così pochi soldi sembrano troppi per un giovane inesperto proveniente da una divisione inferiore. A Sarajevo, però, a causa di problemi legati alla documentazione, Višća ha trascorso sei mesi in tribuna, allenandosi a malapena con la squadra e aspettando, affamato, la sua prima occasione, arrivata il 27 febbraio 2010 nella vittoria contro il Čelik (4-2). Osim gli ha trovato la posizione ideale: anche se Višća era stato provato come terzino destro, e per un periodo anche come mediano, Osim era consapevole che la sua velocità, a maggior ragione in un campionato lento come quello bosniaco-erzegovese, avrebbe potuto esprimersi al meglio nel ruolo di esterno d’attacco. A volte ha cambiato lato, ma è sulla fascia destra che Višća ha contribuito alla conquista del titolo nel 2010 e della coppa nazionale nella stagione successiva.

Edin Visca of Bosnia and Herzegovina during the UEFA Nations League match at Stadio Artemio Franchi, Florence. Picture date: 4th September 2020. Picture credit should read: Jonathan Moscrop/Sportimage PUBLICATIONxNOTxINxUK SPI-0644-0076

Per la sua carriera è stata determinante l’amichevole che lo Željezničar ha giocato con l’Istanbul Başakşehir nell’estate del 2011 – quasi due anni dopo il provino con l’Hajduk. Lo Željezničar stava svolgendo la preparazione in Slovenia, a Moravske Toplice. Ha battuto i turchi 4-3 e questi ultimi, tramite l’allora portiere Kenan Hasagić e plausibilmente per 400 mila euro, hanno portato Višća da Sarajevo a Istanbul. Non è un segreto che la società turca, fondata nel 1990 come associazione sportiva dell’acquedotto locale, abbia vissuto la propria ascesa grazie al legame con l’attuale presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan. Senza tifosi, ma col supporto del governo, all’arrivo di Višća l’Istanbul BB era solo una squadra discreta, che nel 2013 è addirittura retrocessa in seconda divisione. Tuttavia, le cose si sono sistemate rapidamente e il club si è gradualmente inserito tra le grandi del calcio turco, con Višća tra i protagonisti.

L’esterno bosniaco è rimasto in squadra anche dopo la retrocessione e già nel 2014 aveva accumulato 100 presenze con il club. Ora, in competizioni ufficiali – contando anche Europa League e Champions League – ne conta già 357. Il gol allo United era il 104esimo e l’assist esattamente il centesimo. Per questo il trionfo contro gli inglesi è solo un pezzo di un puzzle fatto di molti altri tasselli più importanti: nella scorsa stagione Višća ha guidato il club al primo titolo della sua storia, è stato eletto miglior giocatore del campionato turco ed è stato di gran lunga il migliore della sua squadra. In 51 partite ha realizzato 20 gol e servito 14 assist. Difficilmente potrebbe far meglio di così, perlomeno non in quel campionato e quella squadra. L’eccezionale dottor Edin.

La prima occasione in nazionale gliel’ha data Safet Sušić, quando Višća vestiva ancora la maglia dello  Željezničar. Era un’amichevole contro la Polonia, disputata in Turchia al di fuori del calendario ufficiale della FIFA e in cui giocavano principalmente calciatori del campionato locale. Tre anni più tardi ha giocato i primi venti minuti con la nazionale A nella vittoria esterna in un’amichevole contro la Slovenia. Višća è passato anche per le nazionali giovanili e non c’erano dubbi che fosse tra i più talentuosi, un giocatore su cui la nazionale maggiore avrebbe dovuto costruire il proprio futuro. La prima partita completa l’ha disputata in amichevole contro l’Argentina. Ha disputato degli spezzoni anche al Mondiale 2014 e nel nuovo ciclo, guidato successivamente da Mehmed Baždarević, è stato promosso tra i titolari.

Nonostante ciò, le cose con la maglia blu della nazionale sono andate peggio rispetto a quelle con la maglia arancione dell’Istanbul Başakşehir. Prima di tutto, è comprensibile che le prestazioni nel club e in nazionale non possono essere le stesse. Allo stesso modo sono diventate vittime dell’opinione pubblica calciatori molto migliori di Višća da cui i bosniaco-erzegovesi si attendevano miracoli. Per avere successo in nazionale è necessario adattarsi alla squadra a disposizione e agli avversari, un sistema che la Bosnia Erzegovina non ha praticamente mai adottato. Troppo spesso i vari selezionatori hanno schierato in campo i calciatori senza una visione chiara e delle idee su come utilizzarli. Alcuni di loro riescono ad adattarsi a questa improvvisazione e a tirare fuori il meglio per sé e, per quanto possibile, per la squadra. Višća, almeno finora, non è stato tra questi.

Le sue partite oscillano tra splendide esibizioni e gare in cui le persone si sono letteralmente chieste se fosse davvero in campo e hanno cercato il suo nome in distinta. Le crescenti prestazioni in Turchia hanno creato maggiori aspettative in patria e con l’aumento delle aspettative è aumentata anche la pressione. La risposta di Višća, dal canto suo, è peggiorata. Giocare per la nazionale per lui significa sicuramente molto più che per tanti altri in squadra, ma la combinazione di aspettative proprie e altrui gli ha messo un peso enorme sulle spalle. La qualità individuale, la sua voglia e il suo impegno, non sono mai stati in discussione, ma la sua incapacità di far fronte alle aspettative lo ha trasformato nell’Edward Hyde del mondo del calcio.

Maestro lucido, uomo che sa cosa vuole e come raggiungerlo, come essere il migliore e come ottenere il meglio, la versione turca di Edin Višća, il dottor Henry Jekyll del calcio, nelle notti bosniache si trasforma inconsapevolmente nell’infelice, triste e cattivo Edin Višća. La Bosnia-Erzegovina sta ancora aspettando il nuovo allenatore che dovrà presentare la sua idea e il piano con cui dovrebbe lottare per qualificarsi alla Coppa del Mondo 2022 e all’Europeo 2024. Višća è un giocatore che è all’apice della carriera, a febbraio compirà 31 anni e dovrebbe essere uno degli elementi chiave del nuovo ciclo per i risultati raggiunti con il proprio club. Ma questa strana storia deve terminarla lo stesso Edin: posare la penna, correre in campo, completare la sua confessione e porre fine alla vita in nazionale di uno dei due personaggi. Speriamo che, a differenza di Robert Louis Stevenson, scelga di salvare Jekyll.

Le cose belle si fanno sempre un po’ attendere … Come un gol al novantesimo

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