di Bonface Osano – New Frame, 03/04/2021

Traduzione di Alex Čizmić

Si dice che Zanzibar sia vittima di potenti forze all’interno della Caf che perseguono propri interessi politici. Lo stesso caso si può applicare all’esclusione del Sahara Occidentale.

«Issa Hayatou ha dato vita al sogno di Zanzibar di entrare a far parte della Caf, Ahmad Ahmad lo ha soffocato e ora Patrice Motsepe lo ha completamente seppellito», afferma il consulente calcistico tanzaniano Michael Mwebe.

Questo commento è una reazione alla decisione della Caf di modificare l’articolo 4 del suo statuto senza il prerequisito dei trenta giorni di preavviso. Tuttavia, questo emendamento è stato approvato prima che Motsepe fosse ufficialmente eletto presidente della Caf [lo scorso 12 marzo, N.d.T], il che significa che non ha avuto voce in capitolo. La CAF ha ora reso obbligatorio, per qualsiasi federazione calcistica africana che desideri entrare a far parte della sua confederazione, dimostrare di essere l’unico rappresentante di un paese indipendente e membro delle Nazioni Unite. Questo emendamento ha di fatto messo fine alle aspirazioni di Zanzibar, trasformando la regione autonoma della Tanzania in una vittima di una più grande battaglia politica presumibilmente guidata dal Marocco.

«La Caf ha sostanzialmente sigillato l’unica scappatoia che permetteva a Zanzibar di continuare a fare pressione per una fantomatica adesione», continua Mwebe.

Secondo una fonte vicina ai fatti, l’emendamento è stato presentato dal presidente della Federcalcio marocchina Fouzi Lekjaa e approvato dal comitato esecutivo della Caf senza essere sottoposto ad alcun dibattito durante l’assemblea generale elettiva tenutasi il 12 marzo a Rabat, in Marocco.

La mossa è vista come un tentativo di seppellire ogni possibilità di adesione alla Caf da parte del Sahara Occidentale – un territorio conteso nella regione costiera del Maghreb tra Africa settentrionale e occidentale, di cui il 20% è controllato dall’autoproclamata Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi e l’80% dal Marocco.

Condannato a Zanzibar come “parrocchiale” e politicamente motivata, l’approvazione dell’emendamento è stata salutata in Marocco come un «colpo da maestro della diplomazia sportiva», secondo l’editoriale del 15 marzo del quotidiano Assabah.

«È solo un atto egoistico portato avanti dal Marocco, perché sa che il Sahara Occidentale è già riconosciuto dall’Unione Africana e che l’unica strada rimasta per impedire loro di entrare a far parte della Caf era introdurre il requisito dell’adesione alle Nazioni Unite», ha dichiarato Suleiman Suleiman Shabaan, ex responsabile delle licenze ai club della Federcalcio di Zanzibar (Zfa).

Il momento non avrebbe potuto essere più opportuno per il regno nordafricano, visto che l’emendamento è passato mentre la Caf stava attraversando una fase di transizione con l’elezione di Motsepe, il primo presidente anglofono della confederazione che proviene dal Sudafrica, uno dei paesi che riconoscono l’indipendenza del Sahara Occidentale. Il 59enne miliardario ha sostituito il malgascio Ahmad, ormai assediato. L’ex presidente è stato costretto a dimettersi dall’incarico dopo che la Fifa lo ha bastonato con una squalifica di cinque anni per corruzione, poi ridotta a due in appello dal Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas).

L’ascesa di Motsepe alla guida della confederazione calcistica africana è stata una mera incoronazione. Il culmine di un’intensa attività di lobby che ha visto i suoi tre avversari – l’ivoriano Jacques Anouma, il senegalese Augustin Senghor e il mauritano Ahmed Yahya – dimettersi a suo favore in un accordo di potere che si crede sia stato mediato da Lekjaa e dal presidente della Fifa Gianni Infantino. Da allora l’italo-svizzero è stato criticato dai media internazionali per la sua ingerenza nelle elezioni che contrasta con le linee guida della Fifa.

LA LUNGA BATTAGLIA DI ZANZIBAR

Con il sostegno del proprio governo semi-autonomo, di alcuni sostenitori e di qualche favore della Federcalcio tanzaniana (Tff), Zanzibar amministra il proprio movimento calcistico da 95 anni, il che rende la Federcalcio locale una delle più antiche associazioni calcistiche africane.

Durante questo periodo, la Zfa ha gestito quattro divisioni di campionato, tre campionati giovanili e la squadra nazionale, gli Zanzibar Heroes, che non disputano le competizioni continentali ma giocano nella Coppa regionale del Consiglio per le Associazioni Calcistiche dell’Africa Centrale e Orientale (Cecafa). I club delle quattro isole che compongono Zanzibar partecipano alle competizioni internazionali della Caf dal 2004, quando l’organo di governo continentale ha concesso a Zanzibar lo status di “membro associato”. Un accordo tra gentiluomini, senza alcun sostegno legale, esteso alla Zfa dall’ex presidente della Caf Hayatou.

Nonostante gli evidenti sforzi per far crescere il proprio movimento calcistico, il clamore della Zfa per l’ottenimento dello status di membro ufficiale, che le garantirebbe supporto finanziario e tecnico, rimane un miraggio. Dopo decenni di pressioni, incluso il tentativo fallito di entrare a far parte della FIFA nel 2005, la Zfa è stata accettata come 55° membro della Caf il 17 marzo 2017, in seguito a una votazione (51 su 54 i favorevoli) svoltasi durante l’assemblea generale di Addis Abeba in Etiopia.

Quello è stato un momento di orgoglio. Non solo per la Federcalcio di Zanzibar ma anche per quella tanzaniana dell’ex presidente Jamal Malinzi, che aveva presentato la mozione. La gioia, tuttavia, è durata solo quattro mesi, poiché Ahmad, appena eletto per succedere alla decennale presidenza di Hayatou, ha ribaltato unilateralmente la decisione senza citare alcuno statuto specifico.

«La Zfa era stata ammessa senza che venissero esaminati adeguatamente gli statuti, che sono chiarissimi», aveva affermato Ahmad, aggiungendo alla Bbc, durante un congresso straordinario della Caf in Marocco, che non è possibile ammettere due associazioni calcistiche di un unico paese. «La definizione di Paese è quella dell’Unione Africana e delle Nazioni Unite», aveva aggiunto.

Ma nessun requisito del genere era mai esistito prima. Nemmeno per la Fifa, che comprende 211 associazioni nazionali, ovvero 18 in più rispetto al totale dei paesi membri dell’ONU. Tra i membri della Fifa che non sono membri dell’Onu ci sono Gibilterra, Kosovo e le Isole Faroe.

LA MANO DELLA TANZANIA

Secondo una fonte che è a conoscenza di ciò che è accaduto all’epoca ma che non ha voluto essere nominata perché la questione rimane politicamente delicata, Ahmad ha semplicemente esaudito i desideri del governo tanzaniano. «In un primo momento il governo della Tanzania, attraverso il Ministero dello Sport, aveva approvato la candidatura di Zanzibar. Nonostante ciò, la sua posizione è cambiata subito dopo l’ammissione, con Jamal Malinzi che è stato fatto fuori per aver presumibilmente agito da solo», riferisce la fonte.

Di conseguenza, poco dopo Malinzi è stato arrestato e accusato di venti capi di imputazione per appropriazione indebita e riciclaggio di denaro. È stato riconosciuto colpevole di un solo reato e rilasciato dopo due anni di detenzione dietro pagamento di una multa di 220 dollari.

La questione di Zanzibar e della sua piena adesione alla Caf è un argomento tabù che viene discusso sommessamente, soprattutto nella Tanzania continentale, perché coincide con la richiesta di indipendenza della regione autonoma. Il regime del defunto presidente John Pombe Magufuli detestava la libertà di parola.

«Anche se non ufficialmente, c’è una forte convinzione – di cui la gente parla in segreto – che il governo sia contrario alla piena adesione di Zanzibar alla Caf. E questa opposizione non riguarda solo il calcio. Il tentativo di Zanzibar di aderire al Cio [il Comitato Olimpico Internazionale, N.d.A.] è stato ugualmente sventato dal governo e la questione non è stata mai più sollevata», commenta Shabaan. «Qualsiasi ricerca di tale riconoscimento è vista come un affronto diretto alla Tanzania unita e potrebbe innescare una domanda crescente per l’indipendenza di Zanzibar».

Firmato nel 1964 tra Abeid Karume, il primo presidente di Zanzibar, e Julius Nyerere, presidente del Tanganica, l’accordo di unificazione ha visto i due territori congiungersi per formare la Repubblica Unita di Tanzania, con Nyerere presidente e Karume suo vice.

«La solita paura [di uno Zanzibar indipendente] menzionata [dalla Tanzania] riguarda la sicurezza. L’accesso al mare di Zanzibar rende la Tanzania continentale vulnerabile agli aggressori esterni», afferma Thabit Jacob, ricercatore in economia e politica dello sviluppo presso l‘Università di Roskilde in Danimarca.

Anche se il futuro sembra più che mai cupo per la Federcalcio di Zanzibar, Shabaan riesce ancora a individuare un motivo di speranza. Il fatto che l’assemblea generale della Caf non abbia revocato la sua decisione, come richiesto dal regolamento, gli fa sperare che un giorno Zanzibar otterrà giustizia. «L’autorità di ammettere o espellere un membro spetta all’assemblea generale, che ad oggi non si è mai riunita per revocare la legittima appartenenza della Zfa alla Caf. La Zfa è semplicemente un membro oppresso della Caf».

Nel frattempo, mentre riflette sul futuro, Zanzibar andrà avanti con i programmi di sviluppo del proprio movimento calcistico, nonostante il supporto inadeguato, e si aggrapperà allo status di membro associato che attualmente rappresenta la sua unica fonte di riconoscimento internazionale.

«Forse, ora il problema più grande per Zanzibar è capire se può conservare lo status di membro “speciale” che consente ai suoi club di partecipare alle competizioni Caf», riflette Mwebe.

Al momento della pubblicazione la Caf non aveva ancora risposto alle domande poste in merito alla questione di Zanzibar.


Correzione del 6 aprile 2021:Questo articolo è stato modificato per chiarire che la Caf ha preso la sua decisione su Zanzibar nell’assemblea generale precedente all’elezione ufficiale del neo presidente Patrice Motsepe.

Le cose belle si fanno sempre un po’ attendere … Come un gol al novantesimo

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